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Bonifico parlante: come si fa, cosa scrivere e gli errori da evitare

3 min di letturaAggiornato ad agosto 2026
Immagine generata con AI

Aggiornato ad agosto 2026.

Il bonifico parlante è il pagamento che "parla" al fisco: contiene le informazioni che permettono all'Agenzia delle Entrate di collegare la spesa alla detrazione. Senza, il bonus ristrutturazione e l'ecobonus si perdono su quella spesa, anche se i lavori sono perfetti. È il singolo errore più costoso e più banale dell'intera ristrutturazione.

Cosa deve contenere

Tutte le banche e le poste hanno una funzione dedicata ("bonifico per detrazioni fiscali" o simile) che chiede i campi giusti:

  1. Causale con il riferimento normativo: - bonus ristrutturazione → "art. 16-bis del DPR 917/1986" - ecobonus → "art. 1, commi 344-349, L. 296/2006" (La formula precisa può variare leggermente: usa quella proposta dal menu della banca.)
  2. Codice fiscale di chi detrae (il beneficiario della detrazione — se pagate in due, ognuno fa il proprio bonifico o si indicano entrambi i codici fiscali).
  3. Codice fiscale o partita IVA di chi riceve (l'impresa, il tecnico, il fornitore).
  4. Numero e data della fattura che si sta pagando.

La ritenuta dell'11%

Sul bonifico parlante la banca trattiene l'11% dell'importo come acconto d'imposta per chi riceve, e lo versa all'Erario. L'impresa incassa quindi l'89% e recupera la differenza in dichiarazione. Non è un costo per te, ma va detto all'impresa prima: chi non lo sa può pensare a un pagamento parziale.

Gli errori tipici

  • Bonifico ordinario (senza i dati): la detrazione su quella spesa è persa. Esiste un rimedio parziale: l'impresa può rilasciare una dichiarazione sostitutiva in cui attesta di aver ricevuto le somme e di averle incluse nella contabilità (circolare AE 43/E del 2016). Serve la collaborazione dell'impresa, e non è garantito.
  • Codice fiscale sbagliato o mancante del beneficiario: stesso rischio.
  • Pagare con assegno, contanti o carta: non ammessi per questi bonus (per il bonus mobili, invece, carte e bonifico ordinario vanno bene).
  • Bonifico fatto dal conto di una persona diversa da chi detrae: la detrazione spetta a chi sostiene la spesa; conti cointestati sono ammessi con attenzione ai codici fiscali indicati.
  • Riferimento normativo sbagliato (es. causale ristrutturazione per un lavoro ecobonus): di norma sanabile, ma meglio non doverlo dimostrare.

Il metodo che evita tutto

Prima di ogni pagamento, chiedi all'impresa una fattura con numero e data. Fai il bonifico dalla funzione "detrazioni fiscali" della tua banca, non da quella ordinaria. Conserva fattura + ricevuta del bonifico in una cartella: è la documentazione che ti serve per 10 anni, e che l'Agenzia può chiedere.

E ricorda il criterio di cassa: la data del bonifico decide l'anno della detrazione — a cavallo tra 2026 e 2027, con le aliquote che scendono, un bonifico fatto il 2 gennaio invece del 30 dicembre vale il 14% in meno sulla prima casa.

Domande frequenti

Il bonifico parlante serve per i materiali che compro io?

Sì, se vuoi detrarli: stessa procedura, con la partita IVA del negozio.

Serve anche per il tecnico (progetto, CILA)?

Sì: le spese professionali collegate all'intervento sono detraibili con bonifico parlante.

E per l'acconto?

Anche l'acconto va pagato con bonifico parlante, con riferimento alla fattura di acconto.


Contenuto informativo aggiornato ad agosto 2026: per il tuo caso verifica con commercialista o CAF. Fonti: art. 16-bis DPR 917/1986 (TUIR); DM 41/1998; circolare 43/E/2016 e guida "Ristrutturazioni edilizie" dell'Agenzia delle Entrate.